Giordano Bruno (Nola, 1548 - Roma, 1600), meglio noto come il Nolano, è uno dei più grandi illuminati che la Terra abbia mai ospitato, il libero ricercatore per eccellenza, uomo di straordinaria cultura dotato di acume profondo e una dialettica impareggiabile, precursore di moltissime scoperte attuali, tra cui l`infinità dell`Universo e l`esobiologia (la scienza che studia la vita ultraterrestre), con l`affermazione che Dio non aveva creato case vuote nell`Universo bensì mondi sui quali c`è vita.
Intuizioni che gli costarono l`accusa di eresia e la successiva condanna a morte, annunciatagli in casa del cardinal Madruzzo, alla quale rispose fieramente: "Forse avete più timore voi nel pronunziare la mia sentenza, che io nel riceverla!".
Con la lingua serrata da una mordacchia di ferro, per non urtare le sante orecchie della Curia, all`alba del 17 febbraio del 1600 salì sul rogo a P.zza Campo dei Fiori, a Roma, facendosi beffa in un silenzio che valeva più di mille parole dei vermi papalini dal ventre gonfio.
Gli stessi parrucconi che 400 anni dopo, come niente fosse, ebbero la faccia tosta di chiedergli perdono, così come a Galileo, annunciando al mondo intero che il suo rogo "costituisce oggi per la chiesa un motivo di profondo rammarico" e "questo triste episodio della storia cristiana moderna non consente la riabilitazione dell`opera del filosofo nolano arso vivo come eretico, perché il cammino del suo pensiero lo condusse a scelte intellettuali che progressivamente si rivelarono, su alcuni punti decisivi, incompatibili con la dottrina cristiana" (Il corsivo è di Bruno...).
La statua del maestro, unico cervello pensante della Piazza se si esclude qualche turista di passaggio, troneggia severa a Campo dei Fiori meditando su quei giorni gloriosi mentre sotto di lui si agita senza requie la melma apatica di cerebrolesi che da anni ormai affollano la sera il quartiere.
La satira, aspra e sostenuta da puntuali riferimenti al testo biblico, nei confronti della "santa asinità" cristiana; la critica di alcuni aspetti della filosofia antica; l'insistenza su una concezione dell'uomo e della Natura che capovolge la visione umanistica; l'idea della trasmigrazione delle anime.
La voluminosa raccolta dei dialoghi bruiniani cui si affianca un ampio, ricchissimo e imprescindibile commento che indaga l'aspetto sia letterario sia linguistico sia filosofico dei testi e che permette anche al lettore non specialista di affrontare agevolmente le tesi di Bruno, talora molto ardue.
Le due orazioni, composte da Bruno in Germania dal 1586 al 1590 in riconoscenza di chi lo aveva accolto con rispetto e magnanimità, sciolgono un vero e proprio inno a quegli ideali per la cui difesa egli lottò incessantemente, fino all'estrema conseguenza del rogo di Campo de' Fiori.
"Una ricerca della verità e una riforma della ragione che ne allarga a dismisura le potenzialità, congiunte, l'una e l'altra, a una radicale esperienza di se stessi attraverso il vincolo d'Amore: sta qui il massimo contributo che Bruno offre alla modernità".
Le sette misteriche e religiose, la filosofia magica e alchemica, il mondo del simbolico e dell'immaginario artistico: alcuni dei temi rinascimentali che, analizzati dalla Yates, gettano luce sulla figura dell'eretico nolano.
Il tradimento e l'indifferenza di Dio nei confronti dell'uomo, la materia come principio unico ed eterno, la metasomatosi attraverso cui l'anima universale s'incarna con vicenda perenne in forme diverse: sono alcune delle verità che Bruno esige di poter proclamare, indifferente alla loro consonanza con i dogmi di fede.
Il rinascimentale Giordano Bruno con la sua Clavis Magna, o Grande Chiave (della conoscenza) propone un metodo di ragionamento e di studio che una volta acquisito conduce a disporre di una memoria perfetta, di un ragionamento impeccabile, di conoscenze certe perché fondate sulla sintesi di tutti i dati cognitivi in possesso dell'individuo.
Votato all'elaborazione di categorie logico-fisiche, che meglio supportano il suo interesse per "come" si pensa (piuttosto che "cosa" si pensa), Bruno ci presenta trenta soggetti astratti, suddivisi in trenta categorie complesse (le statue) ciascuna formata da trenta voci.
Claudio D'Antonio spiega i sigilli, fornendo le tecniche della lingua imaginale, concepita per pensare e non per comunicare, e permette di adottare delle tecniche affini a quelle del pensiero matematico.
Una delle sue opere teoriche più importanti di Giordano Bruno, dedicata al potere della mente, insieme alle xilografie originali di Bruno riproducenti I diagrammi geometrici ed ermetici, inediti e ricostruiti dalle edizioni originali del Cinquecento.
Di quest'opera si deve ripetere quanto Bruno ebbe a dire a proposito del primo libro della Clavis Magna, che chiunque ne può trarre vantaggio, naturalmente secondo le proprie capacità, e nessuno rischia di rimanere a mani vuote.
Sarebbe troppo facile dire che sullo scrittoio di Bruno non c'erano né testi buddhisti né scritti di Lao Tse. Resta il fatto che queste assonanze ci sono. Esistono sintonie più profonde che riguardano anzitutto il concetto del Divino e quel caposaldo teorico che è il concetto bruniano di materia.
La Magia di Bruno (delle immagini, della memoria, della fantasia) può smascherare ancor oggi certi procedimenti "tecnologici" della magia nera del Potere, e quelli, non meno nefasti, della fede tradizionale, ormai ridotta a profitto sulla pelle dei manipolati.
Nel libro troverete le tecniche, le chiavi di interpretazione ed i segreti di Giordano Bruno. Come egli scrisse oltre 500 anni fa, la memoria è una scienza. Chi pensa di averne poca scoprirà la risoluzione di molti problemi e chi pensa di averne molta dovrà ricredersi...
L’agilità e la potenza dell’immaginazione sono la chiave di un’arte, L’arte della memoria, che intende “imitare” una natura rinnovata in cui il movimento diviene il come fondamento stesso di una vita emergente dall’abisso divino e insondabile della materia infinita.
Bruno si propone di tornare alle origini della retorica riproponendo l'obiettivo originario: saper comunicare per convincere. Qui il Nolano rimane nel contesto della lingua naturale per la comunicazione interpersonale, alla quale tuttavia offre lo strumento per esprimersi compiutamente e creativamente.
La dissertazione di Bruno su una memoria di natura particolare perché non si limita a fissare ciò che si intende richiamare in seguito alla mente, bensì è organo vivente di un corpo animato, parte integrante di un'Arte di Pensare talmente sofisticata da fornire a chi la pratichi una forma di intelligenza superiore, un tempo chiamata intelletto.