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Buddhismo

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In seguito all`ascesa del Buddha, dopo che “la lampada della saggezza era stata spenta dal vento dell`impermanenza”, si accesero delle dispute tra i seguaci del Maestro intorno ad alcune questioni dottrinali. Per poterle comporre fu convocato un Concilio a Rajagrha, presso Magadha.
Kasyapa, il più dotto discepolo del Buddha, espose le concezioni metafisiche raccolte nell`Abhidhammapitaka, Upali, il discepolo più anziano, ripetè le leggi e le regole della disciplina codificate nel Vinayapitaka, e infine Ananda, il discepolo prediletto, recitò il Suttapitaka, che raccoglie i detti e le parabole del Buddha durante la sua predicazione.
I tre Pitaka, o “Canestri della Legge”, per lungo tempo trasmessi oralmente e definitivamente messi per iscritto nell`80 a.C. sotto re Vattagamani, sono la più attendibile approssimazione della dottrina buddhista, cui andrebbe aggiunto il Milindapaña, le Domande del re Milinda, una raccolta di dialoghi tra Nagasena, istruttore buddhista e il monarca greco Menandro. L`opera, però, composta 400 anni dopo la morte del Buddha, sembra dare un`interpretazione più negativa del Buddhismo e non farebbe parte, quindi, dell`intera dottrina.
Cardine del Buddhismo sono le Quattro Nobili Verità che conducono gradualmente al nobile Ottuplice Sentiero.
Buddha affermava che ogni uomo può ottenere la salvezza senza la mediazione dei sacerdoti (da lui definiti “imbroglioni, biascicatori di parole sacre per lucro, indovini, esorcisti sempre avidi di guadagno”) e senza far riferimento agli dèi, ripristinando il rispetto verso la natura umana ed elevando il tono della moralità.
Non cercò, quindi, di costruire un nuovo schema dell`Universo quanto un nuovo senso del dovere. Secondo le sue parole, infatti: “Se un uomo vede le cose così come esse sono in realtà, egli smetterà di inseguire fantasmi e aderirà alla grande realtà del bene”.